mercoledì, settembre 09, 2015


La causa tra l'ex compositore Bungie, Marty O'Donnell e la casa responsabile di Destiny ha fatto emergere un dato inedito sulla produzione di Harlod Ryan. In sostanza è emerso che la storia del gioco sarebbe stata rivista per adattarsi alla data di uscita, ritardata di un anno.

Questo è ciò che si legge nei documenti: "Sebbene l'uscita di Destiny fosse stata pianificata a settembre 2014, la storia è stata rivista in maniera sostanziale all'inizio di agosto 2013, essendo stata poi stabilita una nuova data di uscita per marzo 2014. Il lavoro realizzato precedentemente è stato modificato." e "Dopo una breve vacanza, O'Donnell è tornato al lavoro sulla storia e la registrazione di alcuni dialoghi, ma non ha composto musica inedita. Il suo supervisore e il team audio non l'hanno coinvolto completamente nel ruolo di audio director. Per una serie di motivi indipendenti dal lavoro di O'Donnell, la data di uscita è stata ulteriormente posticipata a settembre 2014".

Il dato è inedito, né Bungie né Activision hanno mai ufficialmente annunciato i posticipi, limitandosi ad annunciare la data di uscita effettiva, settembre 2014, a dicembre 2013. C'è da chiedersi quanto le modifiche alla storia ne abbiano influenzato lo sviluppo, non sono pochi i giocatori insoddisfatti su questo aspetto.


martedì, settembre 08, 2015

Hearts of Stone, la prima espansione a pagamento di The Witcher 3: Wild Hunt, sarà disponibile fra poco più di un mese, per la precisione il 13 ottobre. Il DLC, offerto al pubblico in forma digitale, costerà 9,99 €, ma c'è spazio anche per un'edizione fisica, a tiratura limitata, il cui prezzo è pari a 19,99 €.

Hearts of Stone, banco di prova per i Geralt con almeno 30 livelli d'esperienza, vive e respira fra la selva di No Man's Land. Si tratta di uno scenario che, a livello narrativo, si dipana per una longevità stimata in almeno 10 ore.

Conclusa l'esperienza, in un secondo momento, il testimone passerà alla seconda espansione, Blood & Wine, un pacchetto ben più corposo. Ritorneremo sull'argomento a tempo debito.




Fate attenzione, perché il difetto è stato certificato dalla stessa Konami, al corrente del problema. E il publisher, ma è persino superfluo ribadirlo, sta cercando di porvi rimedio il prima possibile. Purtroppo il bug, presente nel codice di Metal Gear Solid V, è stato riscontrato su tutte le piattaforme, nessuna esclusa.

Per aggirarlo è sufficiente affrontare le missioni 29 e 42 in solitaria, evitando di scomodare Quiet. È una piccola scocciatura, ma guardiamo al bicchiere mezzo pieno.

Oggi sarà disponibile l'aggiornamento 2.0 di Destiny,che introdurrà una nuova regola creata per gestire le partite del crogiolo con disparità troppo accentuate. Il Senior Designer di Bungie Andrew Weldon tramite un messaggio pubblicato sul sito ufficiale ha spiegato:
Il 12-13% delle partite competitive finiscono con una differenza di punteggio tra le due squadre maggiore di 10.000 punti. Alcuni di questi match sono legittimi in quanto frutto di ottime giocate da parte dei membri di un team, ma la maggior parte nascono per problemi di bilanciamento che rendono l'esperienza di gioco spiacevole. La nuova 'Mercy Rule' (Regola di Pietà) si occuperà di riconoscere questo tipo di partite e mettervi fine anzitempo. Quando la regola sarà arrivata, apparirà un conto alla rovescia di 10 secondi al termine del quale l'incontro avrà fine, i giocatori riceveranno le proprie ricompense e poi inizieranno un nuovo matchmaking in stanze separate.

Tutto questo serve per evitare che i player si scoraggino ed escano dalla partita in corso. Ricordiamo inoltre che manca solo una settimana all'uscita della terza espansione Destiny: Il Re dei Corrotti, in uscita per PlayStation 4, PlayStation 3, Xbox One e Xbox 360.

lunedì, settembre 07, 2015

Chiunque abbia una minima familiarità con la serie di The Walking Dead avrà certamente sentito parlare della figura del Governatore, uno dei principali antagonisti di Rick e compagni: il qui presente The Walking Dead: Road to Survival è costruito attorno a questa figura, essendo ambientato nel periodo che ha visto il suo arrivo a Woodbury e la sua successiva e sanguinaria ascesa al potere. Il tutto debitamente mascherato dietro a un free to play che coniuga meccaniche di base building con un sistema di combattimento ispirato agli RPG a turni: funzionerà?


RITORNO A WOODBUR

L'illusione che The Walking Dead: Road to Survival possa raccontare una storia davvero interessante si esaurisce dopo pochi minuti di gioco, quando si scopre che la componente narrativa è poco più di un pretesto per collegare le diverse anime del gameplay: ci sono sequenze d'intermezzo fisse, dialoghi tra i vari personaggi e persino delle situazioni che richiedono all'utente di prendere decisioni relative a determinati avvenimenti, ma si tratta di elementi impalpabili che sembrano non rivestire alcuna importanza in un prodotto troppo impegnato a riversare sul giocatore tutti i suoi contenuti. 

Come accennato in apertura,l'essenza di The Walking Dead: Rod to Survival è quella di un base building sulla falsariga di titoli quali Clash of Clans e compagnia bella: è necessario dunque espandere e amministrare la cittadina fortificata di Woodbury, costruendo alloggi e infrastrutture e raccogliendo i materiali, tenendo sempre sott'occhio le risorse a propria disposizione e i bisogni dei cittadini. Sotto questo profilo, il titolo segue alla lettera i dettami del moderno free to play: ogni azione è scandita da un countdown che si può azzerare spendendo delle apposite monete d'oro, elargite con parsimonia durante il gioco e acquistabili invece assai facilmente con soldi veri dal negozio interno all'applicazione. Oltre ad accelerare i processi che si fanno via via più lunghi nel corso dell'avventura, questa valuta serve anche per comperare pacchetti di contenuti extra, i quali possono comprendere armi rare o personaggi con abilità speciali pescati tra i protagonisti principali del fumetto. Come spesso accade in titoli analoghi, anche The Walking Dead: Road to Survival fa del suo meglio per riempire lo schermo con indicatori, notifiche, obiettivi e quant'altro: ci sono missioni da compiere, guerre tra fazioni di altri utenti, messaggi, chat e l'inevitabile indicatore di energia che si dilapida man mano che si affrontano i combattimenti e che va ricaricato facendo trascorrere del tempo o pagando (ancora) con le monete d'oro. Ordinaria amministrazione per i free to play che però non fa che rendere indigesto il prodotto a chi si sente ragionevolmente stufo di meccaniche di questo tipo.


Va dato merito agli sviluppatori di Scopely di non essersi limitati a scopiazzare banalmente quanto già fatto da tanti (troppi) titoli analoghi, ma anzi di aver prestato una maggiore attenzione alla fase di combattimento, che raramente nei giochi di base building ha potuto contare su un apprezzabile spessore strategico. Ecco dunque che sul campo di battaglia The Walking Dead: Road to Survival si trasforma in un RPG a turni, con l'utente che deve scegliere quali personaggi mandare nella mischia sulla base delle loro abilità, degli armamenti in loro possesso e anche del tipo di minaccia che si deve affrontare. 

Nemici ed alleati possono infatti rientrare a far parte di quattro categorie legate fra loro da rapporti di forza e debolezza (il personaggio potente vince contro quello corazzato ma perde contro quello veloce e così via), un aspetto che richiede un minimo di pianificazione negli scontri, specialmente nelle fasi più avanzate. Alla prova dei fatti, poi, il sistema di combattimento si comporta anche abbastanza bene: ogni personaggio deve sfruttare il proprio turno per attaccare un avversario o utilizzare un oggetto, e superata una certa soglia di danno procurato e inflitto può liberare una mossa speciale che varia a seconda della sua formazione. Proprio quest'ultimo è un altro aspetto su cui Scopely ha deciso di mettere un forte accento: ogni rifugiato di Woodbury può essere trasformato in un combattente e plasmato a discrezione del giocatore, facendogli accumulare esperienza, fornendogli nuovo equipaggiamento o consentendogli di apprendere nuove abilità. Tutto considerato, si può parlare di The Walking Dead: Road to Survival come di un titolo caratterizzato da una componente strategica dotata di una complessità indubbiamente superiore alla media del genere, anche se c'è uno scotto da pagare in termini di pura e semplice immediatezza: questa grande quantità di contenuti e opzioni provoca ovviamente una vera e propria inondazione di menu, impostazioni e messaggi di notifiche che a lungo andare si rivelano un po' pesanti e che accrescono la sensazione (sempre presente in titoli come questo) di essere degli spettatori più che dei veri e propri giocatori.

PRO
  • Buona qualità di contenuti
  • Sistema di combattimento apprezzabile
  • Il setting è molto interessante..

CONTRO
  • ..peccato venga sfruttato poco e male
  • Interfaccia un po' confusionaria
  • Le basi del gameplay sono molto inflazionate
Il mercato dei toys-to-life, ovvero quello che abbina dei giocattoli all'esperienza virtuale, è sempre più competitivo e ricco. Oltre ad Activision, che con Skylanders ha dato vita a questo segmento di mercato, sono entrati in competizione colossi come LEGO e Nintendo, ognuno con le sue idee e i suoi punti di forza, ma nessuno ancora in grado di rivaleggiare con la serie nata come semplice spin-off di Spyro.

A questa competizione non poteva non partecipare Disney, l'azienda che detiene le licenze di alcuni dei marchi più famosi e amati del mondo, come Marvel, Star Wars, Pixar e ovviamente quelle legate ai tanti classici cartoni animati che tutti abbiamo imparato ad amare. Con Disney Infinity, l'azienda americana aveva l'ambizione non solo di ritagliarsi una cospicua fetta di questo lucrativo mercato, ma anche di creare una piattaforma in grado di raccogliere e unire tutti questi universi sotto un unico tetto.

Un obiettivo riuscito solo in parte, dato che dal punto di vista estetico e qualitativo le statuette create per il videogioco sono eccellenti e riescono a mantenere una certa uniformità estetica nonostante ritraggano personaggi e mondi distanti, letteralmente, anni luce. D'altra parte l'esperienza e le possibilità di Disney in questo campo hanno davvero pochi rivali.


La sua esperienza nel campo dei videogiochi, però, è tutt'altro che vasta, caratterizzata com'è da insuccessi come Split Second ed Epic Mickey. Tale immaturità è emersa anche durante le prime uscite di Disney Infinity, un prodotto dalle grandissime potenzialità, ma che ha sempre fallito nell'avere una collocazione di mercato ben precisa, oltre che una solida base ludica sulla quale appoggiarsi.

Il segmento toys-to-life, infatti, richiama subito alla mente i più piccoli, ma in realtà Disney Infinity ha sempre dovuto puntare su di una fascia di popolazione più adulta, un po' per via di un gameplay non semplice e spesso non lineare, un po' per la presenza del celebre editor di gioco, uno strumento potente e flessibile, ma difficilmente in grado di essere domato da persone che non sanno leggere o con una limitata manualità.

L'arrivo degli eroi Marvel con la versione 2.0 ha alzato un po' l'età media della produzione, anche se questo ha fatto emergere maggiormente il secondo problema: una struttura ludica ancora insufficiente. Per Disney Infinity 3.0, dunque, alla Disney hanno pensato di ingaggiare alcuni studi esterni; il marketing propone sempre Ninja Theory per i combattimenti e Sumo Digital per le sezioni di guida, ma sono tanti gli studi più o meno famosi che hanno partecipato alla realizzazione del gioco, così da migliorare l'ossatura ludica di questa iterazione.

Una mossa intelligente e che ha portato buoni risultati, anche se forse si nota ancora la mancanza di una regia forte che guidi il prodotto, ancora piuttosto grezzo sotto alcuni punti di vista. Nel Play Set L'Alba della Repubblica, per esempio, verremo gettati nel bel mezzo delle vicende che hanno ispirato la Guerra dei Cloni e dovremo condurre Anakin o Ahsoka, i due personaggi contenuti all'interno del set, tra le più famose location della saga come Tatooine, Naboo, Coruscant e Geonosis.


I passi in avanti sono facilmente notabili, a partire da un sistema di combattimento progressivamente più profondo, fluido e pulito, che consente di divertirsi sia a coloro che premono solo un tasto, sia a coloro che sono alla ricerca di una sfida più impegnativa. Grazie all'albero delle abilità, sfortunatamente un po' troppo simile per ogni Jedi, potremo sbloccare progressivamente un sistema di parata più efficace, nuove combo volanti e colpi speciali, grazie ai quali combattere i tanti nemici sparsi per i vari livelli.

Anche dal punto di vista grafico il lavoro è notevolmente migliorato e si è passati dall'anonima e spoglia Manhattan degli Avengers del 2.0 a tanti pianeti, ben riprodotti, dell'universo di Star Wars.

L'occhio più critico, invece, nota ancora qualche problema con i salti, che a volte finiscono nel vuoto, nell'intelligenza artificiale, soprattutto durante le corse a bordo dei mezzi, e in una generale pulizia dell'esperienza, che non risulta essere particolarmente user-friendly soprattutto per i più piccoli, costretti a orientarsi tra i vicoli e i dislivelli della capitale dell'impero, a evitare ostacoli e navi avversarie in frenetiche battaglie spaziali o a gestire una telecamera incapace di seguire l'azione. In quel caso l'aiuto di un genitore o di qualcuno con un po' più di abilità consentirà di arrivare alla fine dell'avventura dopo circa 5 ore, con tanti extra e missioni secondarie ancora da sbloccare.

Per fortuna gli sviluppatori hanno deciso di non precludere nulla o quasi dell'avventura a chi non possiede una specifica statuetta. Il rovescio della medaglia è che i personaggi dati in bundle sono un po' troppo simili tra di loro e forse un personaggio dotato di pistola laser avrebbe garantito maggiore varietà al gameplay. Certo, Anakin ha la possibilità di richiamare a sé i nemici grazie ai poteri della forza, mentre Yoda sarà molto più mobile e veloce, ma il gioco non cambia radicalmente da un personaggio all'altro.


Tutto questo senza considerare che l'arco narrativo è forse il meno affascinante della saga e che molti, probabilmente, non vedranno loro di mettere le mani sul Play Set dedicato alla trilogia classica o al nuovo film in uscita nelle sale a fine anno. Anche perché tutti i personaggi della saga saranno compatibili con tutti i Play Set di Star Wars e quindi potrete rigiocare L'Alba delle Repubblica impersonando Darth Vader o Luke.

Una volta completata L'Alba della Repubblica non vi rimarrà altro che fiondarvi tra le centinaia di livelli ed esperienze create e condivise dagli utenti, recuperare uno dei Power Disc che verranno commercializzati, ognuno contenente veri e propri giochi, come circuiti sui quali correre in stile Mario Kart, o di comprare il Play Set di Inside Out, il nuovo film di Pixar. Questo Play Set, infatti, propone un gameplay molto diverso da quello dedicato a Star Wars, con una successione di livelli platform bidimensionali e tridimensionali di ottima fattura, ben architettati e colorati, ricchi di segreti e sfide da completare. Confrontare le due esperienza aiuta a capire la flessibilità degli strumenti messi a disposizione da Disney per creare sempre nuove esperienza.

Anche in questo caso si nota un po' di mancanza di pulizia e semplificazione nella gestione dei menu e di tutta l'esperienza, ancora troppo testuale e divisa in comparti stagni per piacere ad ogni età, ma i passi in avanti sono notevoli, forse non negli strumenti dati ai più abili costruttori, ma nella riorganizzazione della Scatola dei Giochi in parti tematiche, nelle quali trovare nuove avventure o consigli su come realizzare le proprie, partendo da zero o chiedendo aiuto ai diversi costruttori, che agiranno in base ai vostri dettami. In ogni caso dentro la scatola dei giochi troverete nuove sfide, 9 circuiti e tante cose altre cose per prolungare ulteriormente l'esperienza.


Nel caso in cui siate pigri o privi di talento come il sottoscritto nel costruire nuovi mondi, potrete fiondarvi online e scaricare i livelli creati dagli utenti, organizzandoli in base ai voti ricevuti o all'approvazione di Disney. I risultati sono eccellenti sia dal punto di vista tecnico, sia da quello del gameplay, e prolungheranno notevolmente la durata dell'esperienza, in attesa di nuove espansioni ufficiali.

Quelle vecchie, infatti, a differenza dei personaggi, non sono compatibili con Disney Infinity 3.0 e potrete utilizzarle solo con la versione del gioco a loro dedicata. Quindi potrete creare livelli nei quali Elsa, Ironman e Obiwan giocano insieme, ma non potrete sperimentare il nuovo sistema di combattimento nella vecchia avventura degli Avengers.

Altra piccola tirata di orecchie a Disney: il primo anno nello Starter Pack trovammo tre personaggi e tre Play Set, lo scorso anno tre statuette, un Play Set e un disco con una serie di giochi, mentre quest'anno solo due personaggi e un solo Play Set. Ok che la qualità dell'esperienza è superiore, ma l'involuzione è evidente.

Nonostante questi difetti, Disney Infinity 3.0 è senza dubbio il miglior capitolo creato finora, non solo per la cura con la quale sono confezionati i due Play Set proposti al lancio, ma per le innovazioni al cuore ludico del gioco che consentiranno agli utenti di creare nuove e interessanti esperienze.

Voto: 8/10